IL RUOLO SOCIALE DELL'IMPRESA |
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Ogni impresa, a nostro modo di vedere, dovrebbe considerare appropriatamente il proprio ruolo all'interno della società civile: fare impresa, oggi, ha un significato ben più ampio di quanto finora considerato nell'accezione comune del suddetto termine.
La lingua inglese, che tende a sintetizzare il più possibile, utilizza un termine estremamente corretto e dal significato più ampio di quanto noi italiani lo intendiamo nel nostro uso quotidiano (ormai entrato come neologismo nella nostra bellissima lingua): "Business". Fare impresa ("fare Business") oggi rappresenta una sfida quotidiana e completamente nuova rispetto ai vecchi schemi dei cicli di sviluppo economico: il ciclo della fabbrica è ormai finito, deve nascere quello dell'industria, intesa in senso lato. |
"... L'industria è il luogo in cui non ci si limita alla traformazione e produzione, ma si impiegano conoscenza, professionalità, risorse umane e tecnologiche. ..." (Convegno L'ETICA E L'IMPRENDITORE - Le tesi del Gruppo Giovani Industriali di Cremona - Cremona, 27 Gennaio 2005).
Partendo da questi presupposti è logico pensare che il rapporto con la società è cambiato, anche se purtroppo c'è ancora chi fa un'enorme fatica ad ammettere che l'impresa moderna svolge un effettivo ruolo sociale!
Il management aziendale moderno, pur avendo come obiettivo principale l'ottimizzazione dei profitti, deve comunque raggiungerlo nel rispetto di regole giuridiche, sociali, di diritto e di costume: stiamo parlando di ETICA d'impresa.
L'azienda stessa diviene, quindi, portatrice di valori etici senza subirli o viverli come costrizione alcuna. I fattori etici trasfusi in un'azienda e da essa o per essa trasmessi alla molteplicità dei soggetti con i quali essa si relaziona, non devono essere o divenire una "Norma" cogente, una gabbia o, peggio, un bollino in calce ad un certificato di cui fregiarsi per necessità o per il solo apparire, bensì un "dovere morale" per essere effettivamente protagonista della Società ed incidere positivamente su di essa. Un po' come la Certificazione di Qualità dei processi aziendali: se non si è predisposti a viverla come un fattore di crescita (e a modificarla quando occorra) ma la si subisce come una necessità, essa diverrà solo carta ammuffita da costipare nei cassetti!
Un faro, l'etica d'impresa, che serve alla nave-azienda per evitare le secche o gli scogli su cui naufragare alla ricerca del puro e semplice profitto a tutti i costi.
Quasi una guida applicativa per le molteplici etiche che in un'azienda devono convivere ed essere costantemente coltivate: etica ambientale, etica sociale, etica politica, etica negli affari.
In sintesi, è ciò che nel 2001 il Libro verde della Commissione Europea definì come CSR (Corporate social responsibility - Responsabilità Sociale delle Imprese) “l’integrazione, da parte delle imprese, delle preoccupazioni sociali ed ecologiche nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate”. |
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Un'azienda etica non risponde solo ai propri azionisti ma anche e soprattutto a tutti quegli Stakeholders che hanno un legittimo interesse verso il comportamento della medesima.
Maggiore sarà la qualità del coinvolgimento di tutti questi soggetti (clienti, fornitori, dipendenti, istituzioni, comunità, ecc.) maggiore sarà l'eticità di un'azienda. |
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E' curioso: dal 1995, anno di fondazione di HDG, all'interno dei nostri uffici direzionali (sulla parete di fondo della foto che ritrae la nostra reception) fa bella mostra di sé una pergamena incorniciata, riproduzione di una celebre frase di un illustre personaggio italiano dotato di un'etica personale incredibile e mai sufficientemente imitata dai posteri.
I nostri uffici si sono riorganizzati più volte negli anni, con nuovi strumenti, nuovo personale, ma quella pergamena è rimasta sempre nella sua collocazione originaria, recitando ai nostri visitatori: |
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“..... migliaia, milioni di individui lavorano, producono e risparmiano nonostante tutto quello che noi possiamo inventare per molestarli, incepparli, scoraggiarli. E' la vocazione naturale che li spinge; non soltanto la sete di denaro. Il gusto, l'orgoglio di vedere la propria azienda prosperare, acquistare credito, ispirare fiducia a clientele sempre più vaste, ampliare gli impianti, abbellire le sedi, costituiscono una molla di progresso altrettanto potente che il guadagno.
Se così non fosse, non si spiegherebbe come ci siano imprenditori che nella propria azienda prodigano tutte le loro energie e investono tutti i loro capitali per ritrarre spesso utili di gran lunga più modesti di quelli che potrebbero sicuramente e comodamente ottenere con altri impieghi."
da "Perché imprenditori" - Luigi Einaudi, 1954
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Una frase scritta da Luigi Einaudi più di cinquant'anni fa e che ha sempre guidato il management di HDG nelle scelte operative aziendali; fa un certo effetto, se messa a confronto con la lucida ed aggiornata definizione della Commissione Europea: non vi pare?
Non è forse il seme iniziale da cui è nata l'attuale CSR che molte imprese rincorrono, a volte inconsapevolmente? |
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Molte piccole e medie imprese svolgono infatti attività di CSR in maniera inconsapevole, senza conoscerne la definizione ufficiale e senza comunicare le iniziative intraprese. Attraverso la semplice sponsorizzazione delle scelte vincenti compiute da soggetti terzi, molto spesso si spera di convincere altre persone del fatto che essere socialmente responsabili apporta concreti vantaggi economico-commerciali per tutti.
Sarebbe assai più semplice porre in atto scelte aziendali proprie ed autonome, ancorché piccole ma veramente e quotidianamente responsabili, quali: effettuare comunicazioni veritiere sui propri prodotti e sulle etichette a corredo dei medesimi, documentare ed informare con vera scientificità, cioè senza fraintendimenti di sorta, scegliere materie prime a sempre minore impatto ambientale (rinnovabili, per quanto più possibile, oppure con cicli produttivi o di lavorazione a impatto nullo o minimo sull'ambiente), porre in atto in tutta la filiera le scelte più opportune per limitare il più possibile l'impatto dell'attività produttiva (consumi d'energia, d'imballi, di acqua, di carta, ecc.) e infine, ma non per questo in secondo piano, denunciare le sopraffazioni e le tante illegalità diffuse a tutti i livelli.
Perché il mondo si può solo migliorare, se tutti pongono in atto vere scelte consapevoli.
E' con l'esempio positivo e solo con esso che possiamo pensare di lasciare un vero "testimone" alle future generazioni: in gara non si bara, perderebbe tutta la squadra.
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