L'uso di sostanze chimiche da parte dell'uomo, di derivazione naturale o, solo successivamente, anche di sintesi (il primo prodotto di sintesi di cui si abbia notizia risale all'epoca egizia!) ha certamente costituito una pratica di antica data.
Il fenomeno ha però assunto dimensioni preoccupanti solo intorno alla metà del secolo scorso, quando l'industria chimica ha iniziato a produrre sostanze create dall'uomo ed aventi struttura completamente sconosciuta ai sistemi biologici (sostanze xenobiotiche).
La percezione di possibili danni ambientali crebbe tra gli anni 1950-1960, quando vennero documentati fenomeni d'inquinamento acuto ed ebbe inizio quell'altrettanto seria percezione dei problemi derivanti dall'uso di pesticidi di sintesi in agricoltura (il DDT era stato utilizzato per la prima volta nel 1942, in Italia).
Fu pertanto condotta un'intensa attività di ricerca scientifica, condotta al fine esclusivo di studiare gli effetti delle sostanze chimiche sugli organismi viventi. Furono pertanto promulgate, in tutti i paesi industrializzati, leggi che dovevano regolamentare gli scarichi in aria ed in acqua.
Solo successivamente si affermò un principio fondamentale: la cosiddetta "gestione a priori"delle sostanze chimiche, allo scopo d'intervenire, nella protezione dell'uomo e dell'ambiente, in termini assolutamente preventivi.
Due fondamentali normative in campo internazionale sanciscono questo principio: il Toxic Substances Control Act (emanato negli USA nel 1976) e la Direttiva sulle sostanze pericolose (emanata nel 1979 dalla CEE e più volte aggiornata).
Entrambe le normative impongono, per ogni nuova sostanza immessa sul mercato, la produzione di uno specifico dossier che contenga le informazioni necessarie ad una valutazione preventiva dei rischi per l'uomo e l'ambiente.
E' quindi possibile valutare a priori il rischio complessivo? La risposta può essere senz'altro fornita dall'Ecotossicologia! |