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PIETRE NATURALI: distinguo tra classificazione petrografica e commerciale

Le pietre naturali costituiscono buona parte della crosta terrestre e furono utilizzate sin da tempi antichissimi per realizzare strumenti, sistemi costruttivi ed elementi decorativi.
Probabilmente migliaia di anni fa i nostri antenati non si posero il problema della corretta denominazione dei suddetti materiali, ma al giorno d’oggi è necessario chiarire alcuni concetti per non creare troppa confusione in un campo discretamente complesso come è quello mineralogico-petrografico. Il termine “pietra naturale” è generico poiché racchiude famiglie di rocce diverse tra loro e proprio per questo motivo può essere usato sia a livello scientifico che commerciale. Ma che differenza c’è tra queste due classificazioni?

Partiamo da quella scientifica: tutte le rocce vengono divise in tre categorie principali, a seconda del tipo di genesi.
Le rocce ignee (o magmatiche) derivano dal raffreddamento e dalla solidificazione di una massa fusa (magma) proveniente generalmente dal mantello, a composizione prevalentemente silicatica:
Esempio di roccia sedimentaria carbonatica: le Tre Cime di Lavaredo (veduta delle pareti Nord)

a) Il fuso magmatico risale dalla litosfera e tramite i condotti vulcanici raggiunge la superficie terrestre, dove si raffredda rapidamente dando origine a rocce magmatiche vulcaniche (o effusive); queste rocce sono costituite da cristalli liberi di accrescersi, che raggiungono dimensioni ragguardevoli (fenocristalli) e da fasi mineralogiche non pienamente sviluppate , poiché il rapido raffreddamento porta alla formazione di cristalli minuti (pasta di fondo) e/o vetro (stato amorfo). In base all’abbondanza di determinati minerali si può parlare di basalti, rioliti, andesiti, daciti, trachiti, fonoliti, nefriti, latiti, ecc.

b) Il fuso magmatico nella sua risalita dalla litosfera può fermarsi e cominciare a solidificare all’interno di questa dando origine a rocce magmatiche  plutoniche (o intrusive). La formazione di queste rocce è dovuta ad un lento raffreddamento, grazie al quale le varie fasi mineralogiche possono acquisire una forma propria. In base all’abbondanza di queste ultime si può parlare di graniti, dioriti, monzoniti, sieniti, gabbri, granodioriti, tonaliti, ecc.

c) Esistono anche materiali che si depositano in seguito ad eruzioni esplosive, che frantumano il magma in elementi a granulometria variabile; questi prodotti sono chiamati tefra se costituiti da materiale poco consolidato o rocce piroclastiche se il materiale è ben consolidato. In base alla granulometria e al processo deposizionale si può parlare di ceneri, lapilli, bombe, tufi, ignimbriti.

Le rocce sedimentarie derivano dalla degradazione di rocce preesistenti e dall’accumulo, aggregazione e compattazione (litificazione) di materiali trasportati in condizioni subacquee o subaeree o di materiali disciolti; esse, quindi, si formano sulla superficie della crosta terrestre.
Le loro composizioni e le loro strutture dipendono principalmente dall’ambiente superficiale nel quale si sono formate; in generale si possono riconoscere tre principali componenti: gli elementi (o granuli), la matrice e il cemento. La porosità di una roccia sedimentaria può essere più o meno occlusa da materiale detritico più fine (matrice) di deposizione contemporanea ai granuli o anche – e a volte soltanto – da precipitati chimici (cemento).

a) Le rocce silicoclastiche (o detritiche) a seconda dei minerali presenti e della dimensione dei sedimenti vengono chiamate ruditi, areniti, peliti (o lutiti).

b) Le rocce non silicoclastiche (o non detritiche) si suddividono a loro volta in carbonatiche, evaporitiche, silicee, magnesifere, ferrifere, ecc. Le rocce carbonatiche sono caratterizzate da strutture organogene che si formano per l’azione di organismi di vario tipo che secernono carbonato di calcio e vengono classificate in base al rapporto granuli-matrice e alla natura dei granuli. Ne sono esempi  i travertini e gli alabastri.

Le rocce che costituiscono la litosfera, durante le ere geologiche, vengono sottoposte a condizioni di pressione e temperatura molto variabili. Queste variazioni possono indurre mutamenti tessiturali e mineralogici nelle formazioni rocciose dando origine alle cosiddette rocce metamorfiche. Il metamorfismo è principalmente un fatto termico, nel senso che si verifica solo se la temperatura supera un determinato valore.
La nomenclatura di queste rocce  si basa sulla natura del protolito (roccia di partenza su cui ha agito un determinato evento metamorfico), ma importanti sono anche la sua composizione chimica e le caratteristiche strutturali e mineralogiche. Altri elementi utili per la nomenclatura sono l’abbondanza dei minerali presenti e la presenza di minerali critici, atti ad individuare il processo metamorfico che ha agito sulla roccia in esame, e la tessitura , che indica se esiste un’orientazione preferenziale. In base a questi elementi si può parlare quindi di anfiboliti, ardesie, filladi, gneiss, granuliti, migmatiti, scisti blu, scisti verdi, serpentiniti, quarziti, marmi, ecc.

La classificazione commerciale è dettata da normativa UNI, per la quale le pietre naturali vengono distinte in quattro categorie: graniti, marmi, travertini e pietre.
In realtà, al giorno d’oggi, spesso i travertini vengono inseriti all’interno della categoria dei marmi.

Per granito si intende un lapideo naturale, compatto, lucidabile, da decorazione e da costruzione, costituito prevalentemente da minerali che presentano un grado di durezza tra 5 e 7 della scala di Mohs (scala empirica utilizzata per determinare la durezza dei minerali: da 1 a 2 si parla di minerali teneri rigabili mediante l’unghia, da 3 a 5 di minerali semiduri rigabili mediante una punta d’acciaio, da 6 a 10 di minerali duri non scalfibili nemmeno mediante punta d’acciaio).  Di conseguenza a questa categoria appartengono sia rocce ignee intrusive quali Granito Rosa di Predazzo, Granito Bianco Montorfano (graniti), Sienite della Balma (sienite), Diorite di Traversella (granodiorite), Graniti Sardi Rosa Beta e Ghiandone Gallura (monzoniti), Granito dell’Adamello (tonalite), Diorite di Vico (diorite) sia rocce ignee effusive quali Porfidi Trentini e dell’Alto Adige (ignimbriti riolitiche) che rocce metamorfiche quali Beole e Serizzi (gneiss).

Per marmo si intende un lapideo naturale, compatto, lucidabile, da decorazione e da costruzione, costituito da minerali che presentano un grado di durezza tra 3 e 4 della scala di Mohs. A questa categoria, dunque, appartengono sia rocce metamorfiche quali Marmi Apuani, Marmi di Lasa, Marmi di Crevola d’Ossola (marmi), Serpentiniti della Val Malenco (serpentiniti) che sedimentarie carbonatiche quali Marmi Botticino, Marmi di Verona, Breccia Pernice, Marmi di Sicilia.

Per travertino si intende una roccia sedimentaria calcarea di deposito chimico con caratteristica struttura vacuolare, da decorazione e da costruzione. Alcune varietà sono lucidabili. Ne sono esempi i Travertini Romani, Toscani e Ascolani.

Per pietra si intende un lapideo naturale da costruzione e da decorazione, di norma non lucidabile, estratto, lavorato e impiegato in maniera diversa rispetto a marmi e graniti. Le rocce di questa categoria si distinguono in:

a) rocce tenere e/o poco compatte, delle quali fanno parte sia rocce effusive quali Peperini (ignimbriti quarzo-latitiche) che sedimentarie quali Pietra Piasentina (arenaria calcarea), Pietra di Vicenza (calcare organogeno) e Pietra Leccese (calcare argilloso);

b) rocce dure e/o compatte, delle quali fanno parte sia rocce vulcaniche quali Basaltina (trachite a leucite), Basalto dell’Etna (basalto) e Trachite dei Colli Euganei (trachite), sia rocce sedimentarie quali Arenaria della Lunigiana, Pietra di Bedonia e Pietra Serena (arenarie), che rocce metamorfiche quali Pietra di Luserna (gneiss), Ardesia e Bargiolina (quarzite).

Eruzione lavica da un vulcano Diorite: esempio di roccia intrusiva Alabastro: esempio di roccia sedimenatria di origine chimica Granito lavorato: esempio di roccia ignea
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