Quanti possono dire di aver osservato veramente un albero? I rami oscillano al vento, si flettono al carico di neve, s’irrigidiscono al gelo; taluni si ammantano di foglie verdi in estate e rosse, quasi come incendio, in autunno, mentre altri si adornano di piccole pigne. Notte e giorno, anno dopo anno. Da dove deriva la loro forza? Qual è la legge che ne regola la vita?
È la stessa che regola la nostra vita! Il legame che unisce l’uomo all’albero risale a tempi immemorabili: dalla mitologia greca a Buddha, dai Celti alla cristianità, l’albero conserva intatta la sua sacralità. Nella cristianità, per esempio, si è conservata e mantenuta viva la tradizione dell’albero della vita: albero di Natale, portatore di luce, albero della cuccagna, albero posto sul tetto per suggellarne l’ultimazione, albero della rimembranza, albero della Croce, quale segno di salvezza, di resurrezione. Persino nelle arti figurative, in tutte le culture, vengono sempre evocati l’albero ed il legame indissolubile con l’uomo: Mondrian, per citare un esempio, ne fece il tema principale della sua opera. Possiamo addirittura comprendere meglio questo artista se solo pensiamo a quali incredibili età e dimensioni può arrivare un albero, da seme ad esemplare adulto, spesso durante un intero secolo: pensate alle sequoie della California (fino a 122 m di altezza, un diametro fino a 10 m e un’età di 3600 anni) o al Pinus aristata che impiega 4600 anni per raggiungere un’altezza di 15 m! Tentate l’abbraccio ad uno dei larici secolari dell’alta Val di Saènt (Rabbi): forse riuscireste a comprendere quanto di vero c’è nell’affermare che l’albero può avere un diretto influsso sul nostro animo!
Quanti possono affermare, parlando del legno, di conoscerne lavorazioni e impieghi? Quali i vantaggi, gli eventuali trattamenti?