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GLI INTONACI: caratteristiche e posa

L’intonaco è un rivestimento murario per esterni ed interni, realizzato in opera, con funzioni di protezione e di abbellimento (quale base per ulteriori trattamenti di finitura: tinteggiatura, rivestimento in carta, ecc.). Con il termine “intonaco” indichiamo tradizionalmente una malta, cioè una miscela di legante, inerte e acqua, con cui si ricoprono le superfici murarie. Diverse possono essere le composizioni - tipologie e dosaggi dei componenti - delle malte che lo costituiscono e le modalità di esecuzione, il tutto in funzione del tipo di finitura e delle prestazioni che l’intonaco è chiamato ad assolvere.
Un intonaco è composto generalmente da più strati che, interagendo tra di loro, assolvono ognuno alle diverse funzioni richieste per un rivestimento.


Fasi di stesura


Preparazione del supporto murario: pulitura, raschiatura, spolveratura e bagnatura per garantire la massima aderenza dell’impasto ed evitare che al medesimo sia sottratta acqua, compromettendo la presa.
Esecuzione di fasce verticali perfettamente piane, larghe 10-15 cm e distanziate tra loro di circa 1,5 m, quali elementi di riscontro per ottenere la superficie finale regolare e piana.
Rinzaffo: svolge la funzione di aggrappo al supporto e di sommario livellamento.
Arriccio: svolge la funzione di assorbire i movimenti del muro dovuti all’essiccamento dello strato precedente e di offrire una superficie già regolare, ma ancora abbastanza ruvida, allo strato successivo; è il corpo dell’intonaco (per il livellamento della superficie si utilizza normalmente l'attrezzo denominato staggia, fatta scorrere lungo le fasce).
Finitura: ultimo strato che contribuisce a creare una barriera (permeabile al vapore) che si oppone alla penetrazione dell’acqua e delle sostanze aggressive; la sua composizione e lavorazione di superficie ne caratterizza la tipologia finale: essa infatti può essere lisciata con frattazzo e/o frattazzino, oppure con spatola metallica per un'ulteriore rifinitura maggiormente liscia, oppure trattata con spazzola di metallo (spazzolata) o altro attrezzo specifico, al fine di ottenere una superficie scabra.
La coloritura di un intonaco può essere compresa nel sistema dello strato di finitura attraverso l’aggiunta, nell’impasto, di pigmenti colorati. Altrimenti è anche possibile considerarne la ricopertura con un ulteriore strato: la tinteggiatura.
 
Lo studio dei fenomeni di aderenza tra rivestimento e parete è di fondamentale importanza per una corretta applicazione dell’intonaco. Per l’intonaco l’aderenza con il supporto è indispensabile sia dal punto di vista strutturale, sia dal punto di vista della protezione della muratura; le prime avvisaglie dei fenomeni di alterazione dell’intonaco iniziano, infatti, con una diminuzione di coesione e adesione con la parete. In fase avanzata di alterazione, il rivestimento si solleva dalla parete per poi fessurarsi, esponendo l’intero sistema alle infiltrazioni d’acqua che, sotto diverse forme, può penetrare più facilmente nei vuoti e negli interstizi che si formano sulla superficie di contatto tra la malta e il supporto, fino all’interno della muratura.

I parametri da considerare affinchè tale adesione risulti più efficace e duratura sono:
- le condizioni superficiali della struttura muraria (ruvidità, umidità, ecc.);
- la compatibilità tra la qualità d’impasto da utilizzare e il materiale che costituisce la superificie da intonacare.
L’impasto per una malta deve avere una composizione tale da soddisfare sia le caratteristiche necessarie per una facile applicazione che quelle relative alla funzionalità e sopravvivenza del materiale.


Caratteristiche di un intonaco di buona qualità:

  • avere una consistenza tale da favorire l’applicazione;
  • aderire alla struttura senza produrre effetto di crollo e legarsi opportunamente a questa durante la presa;
  • essere sufficientemente resistente per far fronte all’erosione, agli inconvenienti di origine meccanica e al degrado in genere, e, nello stesso tempo, non essere esageratamente consistente da creare un sistema incompatibile con la parete;
  • contenere il più possibile l’eventuale ritiro;
  • opporsi al passaggio dell’acqua, non realizzando uno sbarramento completamente impermeabile, ma permettendo alla parete la necessaria traspirazione dall’interno all’esterno;
  • avere un aspetto uniforme e gradevole.
Preparazione manuale della malta Betoniera
COMPONENTI

Un intonaco è prodotto dall’indurimento della malta costituita dall’impasto di diversi materiali, che svolgono ognuno una funzione particolare a seconda delle loro proprietà fisiche e chimiche. Questi si dividono in due categorie: i leganti e gli inerti. Se necessario, è possibile aggiungere degli additivi durante il dosaggio, allo scopo di alterare, attenuare o esaltare alcune proprietà dell’intonaco.

I leganti sono quei materiali, il più delle volte finissimi, che hanno la capacità di indurire a contatto con l’aria o con l’acqua. Questi hanno il compito di aderire agli altri componenti dell’impasto, interponendosi tra loro e affidando al tutto la necessaria coesione. Leganti non idraulici sono la calce aerea e il gesso; leganti idraulici sono il cemento e la calce idraulica.
La calce aerea è un legante che fa presa solo a contatto con l’aria. Essa è il prodotto della cottura della pietra contente calcare: durante la cottura del calcare avviene la reazione di trasformazione del carbonato di calcio in ossido di calcio, chiamato anche calce viva. Questa per essere utilizzata come legante deve essere trasformata in idrossido di calcio (o calce spenta o calce aerea), attraverso lo spegnimento, cioè il mescolamento del materiale con acqua (la calce viva viene gradualmente bagnata e la massa bianca che si forma è chiamata grassello, se si aggiunge acqua al grassello si ottiene latte di calce, cioè sospensione di idrossido di calcio). La calce aerea quando è mescolata nell’impasto ed è stesa, a seguito dell’indurimento, dà l’intonaco finito (carbonatazione del legante: si crea carbonato di calcio e liberazione di acqua).
La calce idraulica fa presa anche immersa nell’acqua. Essa è il prodotto della cottura di calcari marnosi, cioè calcari impuri contenenti argilla al 15-20%; la temperatura deve arrivare a 1220°C per permettere alla calce viva di combinarsi in parte con i componenti dell’argilla, formando silicati e alluminati di calcio, mentre una parte rimane libera (verrà spenta con l’acqua). La presa della calce idraulica avviene, quindi, per idratazione, attraverso la cristallizzazione di silicati, alluminati e di altri composti che si sono formati con la reazione fra l’ossido di calcio e i componenti dell’argilla. Un calcare può essere idraulicizzato con l’aggiunta di materiali quali, ad esempio, pozzolana, cocciopesto, caolino o materiali di origine vulcanica.
Il gesso è un materiale impiegato per ottenere malte agglomeranti. Si ottiene per disidratazione del materiale in seguito alla cottura della pietra naturale: il solfato di calcio biidrato (selenite, alabastro, sericolite). Il fenomeno della presa si verifica quando la polvere impastata con acqua indurisce riacquistando le molecole perdute durante la cottura; la presa è molto rapida. Le malte di gesso trovano largo impiego per intonaci interni, perché posto all’esterno il gesso durerebbe pochi giorni, essendo solubile in acqua. Il gesso, solidificandosi, produce calore ed un aumento di volume dell’1% circa. Esso ha caratteristiche che assicurano al rivestimento una particolare capacità nella regolazione igrometrica degli ambienti, intervenendo come compensatore dei livelli di umidità nell’aria, una positiva reattività al calore, avendo un coefficiente di conducibilità termica modesto, e una predisposizione nella prevenzione contro gli incendi, dovuta alla reazione endotermica (mentre assorbe calore libera acqua).
Il cemento è un legante ottenuto dalla cottura di una miscela formata da argilla e carbonato di calcio; il materiale poi ottenuto viene macinato finissimamente. Esso è indicato solo per certi tipi di intonacature; in seguito all’indurimento è capace di realizzare un materiale con un’elevata consistenza, in grado di sopportare notevoli sollecitazioni di natura meccanica e di costituire un involucro poco sensibile agli agenti atmosferici. L’uso del cemento è, quindi, sconsigliato in ambiti delicati quali la manutenzione e il recupero di costruzione di interesse architettonico/artistico.

La gamma di intonaci che è possibile ottenere è ampliata dalle malte bastarde, formate dall’unione di due tipi di leganti diversi (si creano queste mescolanze per avere requisiti assenti nei singoli componenti). Si può conoscere approssimativamente la composizione di un intonaco osservando il colore e la durezza: se è bianco e la consistenza è tale che lo si possa incidere facilmente, vuole dire che è stato impiegato grassello; un grigio chiaro corrisponde alla calce idraulica e risulta più difficile segnarlo; il grigio scuro indica la presenza di cemento e lo si scalfisce solo usando uno scalpello e un martello.

Gli inerti sono considerati quei materiali di diversa consistenza che, mescolati con i leganti, si distribuiscono nell’impasto interagendo e dotando l’intonaco di una vera e propria intelaiatura. Si realizza così uno scheletro rigido, vera armatura portante della malta, che grazie all’azione dei leganti si mantiene compatto, assicurando il rivestimento di un vero e proprio corpo. A seconda poi delle caratteristiche materiali, l’inerte è il componente capace anche di caratterizzare il rivestimento dal punto di vista estetico. Per quanto riguarda la granulometria si possono classificare in: finissimi, fini e grossi.
La sabbia è un materiale litoide fine, di formazione naturale oppure ottenuto per frantumazione di pietrame o di ghiaia. Per la composizione delle malte sono consigliabili le sabbie silicee e calcaree ad angoli vivi, di diametro da 0 a 3 mm e non devono contenere argilla o altre impurità. Le sabbie, in ogni caso, devono essere dure, vive, aspre al tatto e pure; le sabbie impure indeboliscono la resistenza all’intonaco e possono deteriorare il suo aspetto superficiale: presenza di argilla o limo, ad esempio, possono aumentae il ritiro della malta. La purezza può essere migliorata attraverso il lavaggio del materiale con acqua.
Le pozzolane sono materiali contenenti silice reattiva, capace cioè di reagire a temperatura ordinaria con l’idrossido di calcio in presenza di acqua, per dare silicati idrati resistenti e aventi caratteristiche idrauliche.
Alla stessa maniera delle pozzolane nell’impasto viene utilizzato il cocciopesto: esso è in grado di reagire con l’acqua e con gli altri materiali proprio come le pozzolane.
Infine esiste una categoria di inerti rappresentata da materiali che servono per caratterizzare esteticamente un intonaco venendo utilizzati esclusivamente nello strato di finitura.

Gli additivi sono sostanze particolari che vengono aggiunte in piccole quantità alla malta per modificarne alcune proprietà e possono essere ritardanti, acceleranti, plastificanti (migliorano la stabilità e l’omogeneità delle malte, aumentando la coesione tra i vari componenti e diminuendo lo spurgo dell’acqua), aeranti (migliorano il comportamento al gelo della malta indurita), impermeabilizzanti, fluidificanti o espandenti. Le sostanze organiche quali, ad esempio, albume, colla animale, orzo, birra, succo di frutta, sangue, burro, latte cagliato, sterco, cotone, corteccia, resina, vino, zucchero, urine o zafferano venivano utilizzate, per la maggior parte, in passato con lo scopo di aderire, accelerare o ritardare, resistere al gelo, aumentare la durabilità e la resistenza, ridurre il ritiro.
Attualmente è estremamente raro nella produzione di un nuovo intonaco vedere utilizzare gli additivi di natura organica, anche se l’importanza di un’adeguata conoscenza dei materiali organici risulta determinante in prospettiva di restauri di malte degradate. L’uso di questi additivi organici ha evidenziato alcuni problemi, tra i quali la vulnerabilità all’attacco biologico, la solubilità e l’impossibilità di assicurare l’effetto desiderato. Alla luce di questi inconvenienti, quando si presenta il caso, sia per esigenze di recupero o di completo rifacimento, occorre attentamente vagliare la possibilità di un’alternativa con altri prodotti, che nella maggior parte dei casi, può essere costituita dall’uso di materiali di natura sintetica.
 
 
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