COMPONENTI
Un intonaco è prodotto dall’indurimento della malta costituita dall’impasto di diversi materiali, che
svolgono ognuno una funzione particolare a seconda delle loro proprietà fisiche e chimiche. Questi si
dividono in due categorie: i leganti e gli inerti. Se necessario, è possibile aggiungere degli additivi durante il
dosaggio, allo scopo di alterare, attenuare o esaltare alcune proprietà dell’intonaco.
I leganti sono quei materiali, il più delle volte finissimi, che hanno la capacità di indurire a contatto con
l’aria o con l’acqua. Questi hanno il compito di aderire agli altri componenti dell’impasto, interponendosi
tra loro e affidando al tutto la necessaria coesione. Leganti non idraulici sono la calce aerea e il gesso;
leganti idraulici sono il cemento e la calce idraulica.
La calce aerea è un legante che fa presa solo a contatto con l’aria. Essa è il prodotto della cottura della
pietra contente calcare: durante la cottura del calcare avviene la reazione di trasformazione del carbonato
di calcio in ossido di calcio, chiamato anche calce viva. Questa per essere utilizzata come legante deve
essere trasformata in idrossido di calcio (o calce spenta o calce aerea), attraverso lo spegnimento, cioè il
mescolamento del materiale con acqua (la calce viva viene gradualmente bagnata e la massa bianca che si
forma è chiamata grassello, se si aggiunge acqua al grassello si ottiene latte di calce, cioè sospensione di
idrossido di calcio). La calce aerea quando è mescolata nell’impasto ed è stesa, a seguito dell’indurimento,
dà l’intonaco finito (carbonatazione del legante: si crea carbonato di calcio e liberazione di acqua).
La calce idraulica fa presa anche immersa nell’acqua. Essa è il prodotto della cottura di calcari marnosi, cioè
calcari impuri contenenti argilla al 15-20%; la temperatura deve arrivare a 1220°C per permettere alla calce
viva di combinarsi in parte con i componenti dell’argilla, formando silicati e alluminati di calcio, mentre una
parte rimane libera (verrà spenta con l’acqua). La presa della calce idraulica avviene, quindi, per
idratazione, attraverso la cristallizzazione di silicati, alluminati e di altri composti che si sono formati con la
reazione fra l’ossido di calcio e i componenti dell’argilla. Un calcare può essere idraulicizzato con l’aggiunta
di materiali quali, ad esempio, pozzolana, cocciopesto, caolino o materiali di origine vulcanica.
Il gesso è un materiale impiegato per ottenere malte agglomeranti. Si ottiene per disidratazione del
materiale in seguito alla cottura della pietra naturale: il solfato di calcio biidrato (selenite, alabastro,
sericolite). Il fenomeno della presa si verifica quando la polvere impastata con acqua indurisce
riacquistando le molecole perdute durante la cottura; la presa è molto rapida. Le malte di gesso trovano
largo impiego per intonaci interni, perché posto all’esterno il gesso durerebbe pochi giorni, essendo
solubile in acqua. Il gesso, solidificandosi, produce calore ed un aumento di volume dell’1% circa. Esso ha
caratteristiche che assicurano al rivestimento una particolare capacità nella regolazione igrometrica degli
ambienti, intervenendo come compensatore dei livelli di umidità nell’aria, una positiva reattività al calore,
avendo un coefficiente di conducibilità termica modesto, e una predisposizione nella prevenzione contro gli
incendi, dovuta alla reazione endotermica (mentre assorbe calore libera acqua).
Il cemento è un legante ottenuto dalla cottura di una miscela formata da argilla e carbonato di calcio; il
materiale poi ottenuto viene macinato finissimamente. Esso è indicato solo per certi tipi di intonacature; in
seguito all’indurimento è capace di realizzare un materiale con un’elevata consistenza, in grado di
sopportare notevoli sollecitazioni di natura meccanica e di costituire un involucro poco sensibile agli agenti
atmosferici. L’uso del cemento è, quindi, sconsigliato in ambiti delicati quali la manutenzione e il recupero
di costruzione di interesse architettonico/artistico.
La gamma di intonaci che è possibile ottenere è ampliata dalle malte bastarde, formate dall’unione di due
tipi di leganti diversi (si creano queste mescolanze per avere requisiti assenti nei singoli componenti). Si può
conoscere approssimativamente la composizione di un intonaco osservando il colore e la durezza: se è
bianco e la consistenza è tale che lo si possa incidere facilmente, vuole dire che è stato impiegato grassello;
un grigio chiaro corrisponde alla calce idraulica e risulta più difficile segnarlo; il grigio scuro indica la
presenza di cemento e lo si scalfisce solo usando uno scalpello e un martello.
Gli inerti sono considerati quei materiali di diversa consistenza che, mescolati con i leganti, si distribuiscono
nell’impasto interagendo e dotando l’intonaco di una vera e propria intelaiatura. Si realizza così uno
scheletro rigido, vera armatura portante della malta, che grazie all’azione dei leganti si mantiene compatto,
assicurando il rivestimento di un vero e proprio corpo. A seconda poi delle caratteristiche materiali, l’inerte è il componente capace anche di caratterizzare il rivestimento dal punto di vista estetico. Per quanto riguarda la granulometria si possono classificare in: finissimi, fini e grossi.
La sabbia è un materiale litoide fine, di formazione naturale oppure ottenuto per frantumazione di
pietrame o di ghiaia. Per la composizione delle malte sono consigliabili le sabbie silicee e calcaree ad angoli
vivi, di diametro da 0 a 3 mm e non devono contenere argilla o altre impurità. Le sabbie, in ogni caso,
devono essere dure, vive, aspre al tatto e pure; le sabbie impure indeboliscono la resistenza all’intonaco e
possono deteriorare il suo aspetto superficiale: presenza di argilla o limo, ad esempio, possono aumentae il
ritiro della malta. La purezza può essere migliorata attraverso il lavaggio del materiale con acqua.
Le pozzolane sono materiali contenenti silice reattiva, capace cioè di reagire a temperatura ordinaria con
l’idrossido di calcio in presenza di acqua, per dare silicati idrati resistenti e aventi caratteristiche idrauliche.
Alla stessa maniera delle pozzolane nell’impasto viene utilizzato il cocciopesto: esso è in grado di reagire
con l’acqua e con gli altri materiali proprio come le pozzolane.
Infine esiste una categoria di inerti rappresentata da materiali che servono per caratterizzare esteticamente un intonaco venendo utilizzati esclusivamente nello strato di finitura.
Gli additivi sono sostanze particolari che vengono aggiunte in piccole quantità alla malta per modificarne
alcune proprietà e possono essere ritardanti, acceleranti, plastificanti (migliorano la stabilità e l’omogeneità
delle malte, aumentando la coesione tra i vari componenti e diminuendo lo spurgo dell’acqua), aeranti
(migliorano il comportamento al gelo della malta indurita), impermeabilizzanti, fluidificanti o espandenti. Le
sostanze organiche quali, ad esempio, albume, colla animale, orzo, birra, succo di frutta, sangue, burro,
latte cagliato, sterco, cotone, corteccia, resina, vino, zucchero, urine o zafferano venivano utilizzate, per la
maggior parte, in passato con lo scopo di aderire, accelerare o ritardare, resistere al gelo, aumentare la
durabilità e la resistenza, ridurre il ritiro.
Attualmente è estremamente raro nella produzione di un nuovo
intonaco vedere utilizzare gli additivi di natura organica, anche se l’importanza di un’adeguata conoscenza
dei materiali organici risulta determinante in prospettiva di restauri di malte degradate. L’uso di questi
additivi organici ha evidenziato alcuni problemi, tra i quali la vulnerabilità all’attacco biologico, la solubilità
e l’impossibilità di assicurare l’effetto desiderato. Alla luce di questi inconvenienti, quando si presenta il
caso, sia per esigenze di recupero o di completo rifacimento, occorre attentamente vagliare la possibilità di
un’alternativa con altri prodotti, che nella maggior parte dei casi, può essere costituita dall’uso di materiali di natura sintetica. |