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Global Strike for Future, la protesta contro il cambiamento climatico

Venerdì 15 marzo 2019 si terrà la protesta mondiale contro le mancate politiche per fermare l’emergenza climatica

Global Strike for Future

 

Venerdì 15 marzo 2019 non è solo uno dei tanti FridaysforFuture (“Venerdì per il futuro”) che si tengono da mesi in varie parti del mondo. Il 15 marzo è il giorno del Global Strike for Future, la protesta mondiale contro le mancate politiche per fermare l’emergenza climatica.


In Italia le manifestazioni si svolgeranno in 108 città e ne saranno protagonisti soprattutto i giovani, che vogliono lanciare un fortissimo appello, chiedendo azioni concrete per il bene di tutti, generazioni future comprese.

 

Tutto nacque il 20 agosto 2018, quando l’allora quindicenne Greta Thunberg decise di non presentarsi a scuola fino al successivo 9 settembre, giorno in cui si svolsero le elezioni politiche in Svezia. Greta con questo gesto chiedeva al suo governo di ridurre le emissioni di anidride carbonica, come previsto dall’accordo di Parigi: ogni giorno, per venti giorni, durante l’orario scolastico rimase seduta davanti al parlamento svedese con un cartello che recitava Skolstrejk för klimatet (“Sciopero della scuola per il clima”).

 

“Abbiamo certamente bisogno della speranza. Ma l’unica cosa di cui abbiamo bisogno più della speranza è l’azione”.

Grazie alle parole di Greta sono nati i FridaysforFuture, un termine che identifica raduni e manifestazioni organizzate ogni venerdì davanti a sedi istituzionali, per protestare contro l’inerzia dei governi nei confronti degli allarmi che gli scienziati lanciano ormai da tempo.

 

Greta è diventata quindi il simbolo di un movimento ambientalista di matrice soprattutto studentesca, al quale però si uniscono sempre più anche gli adulti, perché il cambiamento climatico tocca tutti in prima persona.

 

Sono più di 1300 gli eventi in tutto il mondo organizzati per il 15 marzo: noi italiani siamo secondi solo alla Germania, con le sue 190 adesioni.
Sul sito di FridaysforFuture è possibile visionare la mappa di tutti i sit-in legati a questa protesta mondiale.

 

 

Disastro - alberi

 

 

Nel frattempo il ministro dell’ambiente Sergio Costa è a Nairobi per l’Assemblea Onu sull’ambiente, che si conclude proprio venerdì 15. “È una coincidenza fortunata”, dice il ministro, “spero imprima al summit dell’Onu sull’ambiente il senso di urgenza che ci arriva da questi ragazzi. È una manifestazione globale e importantissima che ho salutato con grande attenzione. Ancora di più dobbiamo sentire la responsabilità del nostro ruolo e delle decisioni. Io spingerò affinché vengano assunti impegni vincolanti in particolar modo sul marine litter, i rifiuti del mare. Serve un intervento normativo che metta i Paesi davanti a un impegno concreto e preciso”.

 

Anche Legambiente è al fianco dei ragazzi. "La mobilitazione per lo sciopero mondiale di venerdì rappresenta una grande occasione per contribuire alla nascita di un movimento ampio e trasversale per il clima in italia - dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. La nostra associazione, dagli anni '80 in prima linea per combattere i cambiamenti climatici, sarà in tantissime piazze al fianco del movimento giovanile che ha risposto all'appello di Greta. Il nostro Paese su questo fronte ha accumulato gravissimi ritardi a causa di politiche governative, passate e attuali, ancora centrate sulle fonti fossili, come dimostrano i 16 miliardi di euro all'anno di sussidi diretti e indiretti garantiti ancora oggi alle società petrolifere".

 

Sempre Legambiente ci ricorda che il Rapporto speciale dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) sull’aumento di 1,5 °C rispetto alla temperatura media terrestre dell’era preindustriale ha dimostrato che un’azione climatica inadeguata avrà effetti catastrofici sulle attuali e future generazioni, con danni irreversibili sugli ecosistemi e sulla vita delle persone.

Sono 453 i fenomeni meteorologici riportati dall’Osservatorio nazionale CittàClima che dal 2010 ad oggi hanno provocato danni nel territorio italiano e ancora più rilevante è il tributo che continuiamo a pagare in termini di vite umane e di feriti (oltre 189 le persone vittime del maltempo, dal 2010 ad oggi): sono già 4 i morti nei primi mesi del 2019, a seguito dei 15 eventi estremi registrati nella penisola. A tutto ciò si aggiunge l’evacuazione di oltre 45mila persone a causa di eventi quali frane e alluvioni negli ultimi 18 anni.

 

 

Alluvione - panchina

 


Non bisogna dimenticare che il Consiglio nazionale delle ricerche-Isac di Bologna ha decretato il 2018 come l’anno italiano più caldo dal 1800 ad oggi, con un’anomalia di +1,58 °C sopra la media.
Se ampliamo l’analisi a livello globale, nel solo 2018 si sono contati 850 disastri naturali rappresentati soprattutto da alluvioni, frane, uragani e tempeste, con un costo complessivo stimato in 160 miliardi di dollari. Le perdite maggiori sono state causate dalla siccità che è costata circa 4 miliardi di dollari.

 

Il Global Strike for Future vuole essere un segnale molto forte, il simbolo di una protesta che non si fermerà facilmente.

 

Se è vero che l’unione fa la forza, ricordiamoci che ognuno di noi, nel proprio piccolo e nella propria quotidianità, può fare qualcosa per il nostro clima.

 

 

Per approfondimenti:

 

 

 

 

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