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Conoscere la muffa. Cause, problemi e soluzioni

Tutte le informazioni per conoscere e combattere uno storico nemico delle nostre case

Muffa

 

 

La muffa è una storica nemica delle nostre case. Pensiamo di averla eliminata, ma ecco che sistematicamente si ripresenta!

 

Se anche tu hai avuto a che fare almeno una volta con questo organismo, troverai in quest’articolo le risposte ai tuoi dubbi e qualche consiglio su come eliminarla.

 

 

Cos’è la muffa?

 

Con il termine “muffa” si identificano comunemente vari organismi facenti parte del Regno dei Funghi (o Mycota). Essi sono generalmente costituiti da sottili filamenti ramificati chiamati ife, le quali derivano dalla germinazione delle spore fungine. L’insieme delle ife forma il così detto micelio, che ci permette di individuare anche ad occhio nudo la presenza di muffe su una superficie.

 

Il Regno dei Funghi viene suddiviso in quattro Divisioni (o Phyla): Zygomycota, Ascomycota, Basidiomycota e Chytridiomycota a cui poi si aggiunge il gruppo dei Deuteromycota, chiamati anche “funghi imperfetti” perché, a differenza degli altri, si riproducono per via asessuata. Le muffe non appartengono ad una Divisione precisa poiché ne esistono di varie specie e a seconda delle caratteristiche morfologiche e riproduttive possono far parte di uno dei Phyla citati precedentemente.

 

Le muffe si riconoscono per l’odore caratteristico e l’aspetto “spugnoso”, che può essere di vari colori: verde, giallo, arancione, marrone, bianco, grigio o nero.

 

 

Muffa in dettaglio

 

 

 

 

La muffa: come, quando, dove e perché si forma

 

Come abbiamo già detto, la muffa si riproduce per mezzo di spore che vengono prodotte da strutture fungine specializzate. Il ciclo di vita di una spora è costituito da varie fasi: dopo la formazione e la maturazione, la maggior parte delle spore entra in un periodo di quiescenza - chiamato “dormienza” - a cui segue la germinazione. Essa consiste nella reidratazione della cellula, che riprende le proprie attività metaboliche dando origine, in seguito, all’ifa.

 

Le spore sono molto resistenti sia alle basse che alle alte temperature ma germinano soltanto in condizioni ambientali idonee - differenti da specie a specie - ed in presenza di un substrato capace di supportarne la crescita. La temperatura ottimale è tra i 20 e i 30 °C, ma alcune muffe possono vivere anche a temperature più alte o più basse. Per ciascuna specie fungina esiste una temperatura minima, una ottimale e una massima per lo sviluppo. Al di fuori di questo intervallo le ife non crescono ma conservano la vitalità e possono riprendere a svilupparsi se le condizioni tornano ad essere favorevoli.
Il pH ottimale è quello acido, tra 4 e 6, ma esistono specie che possono crescere anche in un range più ampio compreso tra 2 e 9. Per tutte le muffe è fondamentale la disponibilità d’acqua e per questo motivo il loro sviluppo è determinato dall’umidità relativa presente nell’ambiente.

 

Le spore si disperdono nell'aria principalmente in estate e in autunno e possono crescere sia all'interno che all'esterno delle abitazioni, soprattutto dove è presente umidità in eccesso. La scarsa ventilazione è uno dei fattori che ne permette la crescita in ambienti chiusi ed esse possono proliferare anche in sistemi di condizionamento d’aria che non vengono puliti con regolarità.

 

Come abbiamo detto, negli edifici generalmente le muffe si possono formare a causa di un’eccessiva umidità ambientale che può essere dovuta ad una scarsa ventilazione, ad un insufficiente isolamento termico o a infiltrazioni d’acqua. Nei primi due casi si parla di umidità da condensa, che si forma più frequentemente sui muri perimetrali e in corrispondenza di ponti termici, soprattutto in zone come quelle della cucina e del bagno. La muffa si può formare anche dietro i mobili, nelle docce e nelle vasche da bagno, attorno alle finestre e nelle fughe delle piastrelle, arrivando perfino a colonizzare materassi, tappezzerie, indumenti, libri e alimenti.
La formazione di muffe può essere favorita inoltre da un errato isolamento delle fondamenta dell’edificio, il quale genera la così detta umidità di risalita, e da infiltrazioni d’acqua dovute, per esempio, a tubature rotte o a scarso isolamento del tetto.

 

 

Muffa su davanzale

 

 

È importante quindi progettare correttamente un edificio e applicare le tecniche costruttive più idonee per evitare la formazione di colonie fungine. Altrettanto importante è effettuare una corretta pulizia e un quotidiano ricambio d’aria degli ambienti, assieme ad una periodica manutenzione degli impianti di condizionamento e ventilazione.

 

 

 

Le muffe sono pericolose?

 

Le muffe possono provocare oltre ad uno sgradevole odore negli ambienti anche un danno estetico alle superfici: fanno parte infatti dei così detti “funghi cromogeni”, poiché non provocano danni seri alle strutture, ma solo alterazioni cromatiche superficiali.  Nel lungo periodo possono però originare polverizzazione e sfogliamento degli intonaci. Inoltre la diffusione nell’aria delle spore fungine può causare nell’uomo allergie o asma.

 

I tipi di microrganismi presenti nell’aria esterna sono numerosi ma solitamente sono in concentrazioni modeste, poiché vengono sottoposti a meccanismi di autodepurazione, quali ad esempio l’azione dei raggi UV, dell’ossigeno o dell’acqua piovana. Negli ambienti interni la concentrazione invece è decisamente più elevata e la proliferazione di germi può essere favorita da situazioni microclimatiche (umidità e temperatura) ideali. È bene tenere presente che la crescita di microrganismi può essere causata anche da impianti di condizionamento o umidificatori sui quali non viene fatta un’adeguata manutenzione.

 

Quando si valuta l’inquinamento biologico dell’aria indoor, è importante valutare il rapporto tra ambiente atmosferico interno ed esterno relativo alla concentrazione dei biocontaminanti.
Le spore fungine provengono di solito dall’ambiente esterno, ma possono trovare condizioni ideali di attecchimento e sviluppo in ambienti interni che presentano pareti umide o ristagni d’acqua: in questi casi la concentrazione di spore può aumentare considerevolmente.

 

 

Muffa su muro

 

 

I germi patogeni presenti nell’aria giungono all’uomo principalmente per inalazione e, in secondo luogo, per contatto e ingestione. I problemi di salute che ne conseguono si possono manifestare con gravità graduale, partendo da una semplice infiammazione degli occhi e delle prime vie aeree (rinite, sinusite) fino a sindromi più gravi quali l’alveolite allergica o l’asma bronchiale.

 

I funghi che sono maggiormente responsabili di manifestazioni allergiche appartengono ai generi Alternaria, Cladosporium, Aspergillus, Candida, Penicillium, Mucor, Fusarium, Rhizopus. Alcuni tipi di funghi (Fusarium, Trichocene, Trichoderma) sono in grado di produrre delle micotossine che possono provocare astenia, nausea e disturbi gastrointestinali.

 

Il Ministero della Salute ha pubblicato un opuscolo in cui sono riportate le misure per ridurre l’esposizione alle muffe. Tra queste ricordiamo che è importante:

 

  • assicurarsi che i muri esterni, le fondamenta, i sottotetti e l’attico siano isolati e ben ventilati;
  • mantenere all’interno dell’abitazione un’umidità inferiore al 50%;
  • non lasciare i vestiti stesi ad asciugare per molto tempo in ambienti chiusi poco ventilati;
  • cercare di eliminare fenomeni di condensa e, in presenza di condense, aerare frequentemente l’ambiente;
  • eliminare le macchie di muffa con prodotti specifici;
  • fare una corretta manutenzione di umidificatori, condizionatori e dei sistemi di ventilazione meccanica;
  • per quanto possibile, tenere i mobili distanziati dal muro;
  • lavare regolarmente le tende della doccia, i sanitari e le pareti di bagno e cucina.

 

 

 

La muffa e il legno

 

Per svilupparsi sul legno i funghi necessitano, come abbiamo detto, di condizioni ambientali favorevoli. Un ruolo fondamentale è ovviamente giocato non solo dall’umidità ambientale ma anche dal contenuto di umidità del legno: la maggior parte delle specie necessita di un valore attorno al 30% per far sì che le spore germinino. La percentuale massima di umidità compatibile con la crescita varia da specie a specie, ma nessuna può svilupparsi in legni completamenti saturi d’acqua poiché i funghi sono organismi aerobi e necessitano, quindi, dell’ossigeno presente nel legno per crescere.

 

È possibile misurare il contenuto di umidità del legno attraverso un igrometro elettrico: l’analisi viene fatta inserendo nel legno due elettrodi e misurando la resistenza elettrica tra i due. Bisogna tenere presente che alti valori di umidità nel legno non sono sempre correlati ad un attacco fungino in atto, ma sicuramente manifestano una situazione ottimale per l’attecchimento di funghi.

 

Un fattore atmosferico come il vento ha un’azione duplice che può essere sia negativa che positiva.Esso infatti può trasportare le spore favorendone il contatto con il legno e la loro penetrazione nel materiale, ma allo stesso tempo il vento può diminuire l’umidità ambientale e il contenuto di acqua nel legno, sfavorendo la proliferazione delle spore.

 

 

Muffa su legno

 

 

Il legno attaccato dalle muffe normalmente non subisce alterazioni meccaniche, ma soltanto cromatiche. Ciò non toglie che sia meglio eliminare la presenza di questi organismi, sia per questioni estetiche che di salute.
Nella maggior parte dei casi le spore fungine germinano nei primi strati di cellule del legno; successivamente le ife penetrano lievemente nei tessuti attraverso aperture naturali o provocate da altri organismi. Le ife non degradano cellulosa o lignina, che sono le principali sostanze costituenti il legno, ma si nutrono solo di zuccheri e proteine semplici.
Un caso particolare è quello dato dall’Aureobasidium le cui ife possono perforare il legno verniciato fuoriuscendo verso l’esterno, per dare origine a fruttificazioni di colore quasi nero. Questo tipo di fungo, inoltre, genera alterazioni cromatiche di colore scuro che sono difficilmente eliminabili a causa della loro profondità.

 

Aspergillus, Penicillium, Cladosporium e Gliocadium sono i generi che attaccano più frequentemente il legname in opera nelle case abbandonate o abitate saltuariamente, nelle stanze sotterranee e più in generale in ambienti dove l’umidità è elevata. Spesso le zone interessate dal degrado sono quelle a diretto contatto con la muratura.
Bisogna tenere presente che le muffe si possono sviluppare anche su altri substrati legati al legno, come ad esempio carta, vernici, impregnanti o colle.

 

 

 

Come eliminare la muffa

 

Spesso le muffe compaiono anche se si adottano accorgimenti per evitarne la formazione ed è bene eliminarle appena ci si accorge della loro presenza.

 

Esistono metodi curativi, che pongono fine all’infestazione, e metodi preventivi, che mirano ad impedire lo sviluppo delle spore e la conseguente colonizzazione del substrato.

 

Sul web si trovano svariati metodi e rimedi, ma non tutti sono realmente efficaci. Sicuramente quelli che danno maggiori garanzie di efficacia contro le muffe sono i prodotti a base di ipoclorito di sodio. L’ipoclorito di sodio infatti è un principio attivo biocida a tutti gli effetti, come si può leggere anche sul sito dell’Echa (European Chemicals Agency). Se l’attacco è blando e non eccessivamente esteso, può bastare l’utilizzo della classica candeggina per bucato. Si può tamponare la superficie con un batuffolo di cotone o una spugna imbevuta di prodotto e dopo pochi minuti spariranno le macchie di muffa. Meglio non strofinare la superficie per evitare di diffondere spore eventualmente ancora vive. In caso di attacchi più estesi e profondi è bene utilizzare prodotti specifici studiati per i vari materiali. Lignum Biosel, ad esempio, è un ottimo remover per le muffe su legno. In genere non conviene rimuovere la muffa a secco, mediante l’uso di spazzole o altri utensili poiché in questo modo si favorisce la dispersione delle spore e la proliferazione dei germi.

 

 

Muffa rimossa con Lignum Biosel

 
Muffa rimossa con Lignum Biosel

 

 

Altre sostanze di cui si parla sul web:

 

  • l’ammoniaca è utilizzata nei detergenti, ma non ha azione biocida;
  • l’acido acetico (contenuto nell’aceto) è noto per proprietà antibatteriche, ma non è un principio attivo biocida;
  • il borace (tetraborato di sodio) è un principio attivo biocida approvato nel PT8 (preservanti per legno) con effetto preventivo e curativo su funghi e insetti. Per ulteriori approfondimenti sui sali di boro puoi leggere il nostro articolo.

 

Tutte le sostanze elencate - ad esclusione del bicarbonato di sodio - hanno delle pericolosità specifiche, che possono variare in base alla formulazione del prodotto finale.

 

Per quanto riguarda gli attacchi fungini sul legno, i principali metodi per combatterli sono di tipo chimico e fisico. I metodi chimici prevedono l’aspersione, la diffusione e la fumigazione. Quest’ultimo metodo è sicuramente il più invasivo dei tre poiché prevede l’immissione di gas tossici in un determinato spazio.
I metodi fisici si basano sulla produzione di calore per riscaldamento con aria calda o per irraggiamento, al fine di arrestare lo sviluppo delle muffe e provocarne la morte. Questi metodi sono solo di tipo curativo.

 

Nel caso di legni impregnati o verniciati è bene tenere presente che la muffa si può formare sia direttamente sul legno sia sul prodotto. Nel primo caso potrebbe non essere facile la rimozione dei funghi poiché il protettivo applicato si interpone tra il legno e l’ambiente esterno inibendo l’efficacia di un trattamento di tipo chimico. Se ci si trova in una situazione di questo tipo potrebbe essere necessario dare una lieve carteggiata alla superficie per poter effettuare il trattamento antifungo.

 

È bene ricordare che la sola rimozione della muffa non risolve il problema! Una volta effettuata la pulizia delle superfici è possibile applicare dei prodotti antimuffa specifici che hanno azione preventiva. Inoltre è bene mettere in pratica tutti i suggerimenti citati sinora.

 

 

 

Speriamo con quest’articolo di averti chiarito le idee sulle muffe. Se hai altre domande e curiosità non esitare a scriverci!

 

 

Per approfondimenti:

 

 

Bibliografia:

 

  • Funghi e insetti nel legno, A. Gambetta, Nardini Editore
  • Degrado biotico del legno, M. Dalprà, Daniela Piazza Editore
  • La biologia vegetale per i beni culturali - Biodeterioramento e conservazione, G. Caneva, M.P. Nugari, O. Salvadori, Nardini Editore

 

 

 

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