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Tarlo, conoscerlo per combatterlo

Un vademecum dedicato al tarlo, per capire come affrontare un suo attacco ed evitarne altri in futuro

 

Tarlo Hylotrupes bajulus

 

 

Se conosci il nemico e te stesso, la tua vittoria è sicura. Se conosci te stesso ma non il nemico, le tue probabilità di vincere e perdere sono uguali. Se non conosci il nemico e nemmeno te stesso, soccomberai in ogni battaglia.”  
- Sun Tzu –

 

La celebre frase di Sun Tzu forse ti sembrerà un po’ fuori luogo, ma ti assicuriamo che non è così.
Conoscere bene i tarli ti permetterà di capire come evitare una loro colonizzazione. Nel caso di attacco in atto, saprai come affrontarlo correttamente e sarai in grado di valutare quali misure adottare per un’efficace disinfestazione.

 

Quello che troverai in questo articolo è una descrizione dettagliata dei tarli: cosa sono, come riconoscerli, come si diffondono. Apprenderai queste e tante altre informazioni importanti, per capire come affrontare - e in futuro evitare - l’attacco di questi piccoli animali del legno.

 

 

Cosa sono i tarli?

 

Solitamente si utilizza la parola “tarlo” per identificare un insetto che mangia il legno. Questo, però, non è totalmente corretto ed è bene fare un po’ di chiarezza sull’argomento.
Gli insetti che si nutrono del legno sono definiti xilofagi (dalle parole greche “xýlon/legno” e “phagèin/mangiare”) e appartengono a vari Ordini tassonomici. Quelli che danneggiano maggiormente il legno in opera fanno parte di due Ordini: i Coleotteri e gli Isotteri.

 

Andiamo più nel dettaglio.


I Coleotteri che si cibano di legno e che vengono raggruppati sotto il nome comune di “tarli” fanno parte, per lo più, delle famiglie degli Anobidi, dei Cerambicidi e dei Lictidi.

 

Gli Isotteri, chiamati anche più comunemente “termiti”, si suddividono invece in sei famiglie; quelle presenti in Italia sono soprattutto le famiglie delle Rinotermitidi e delle Kalotermitidi.

Delle termiti parleremo, però, più approfonditamente in un prossimo articolo. Ora dedichiamoci ai tarli! 

 

Classificazione insetti del legno

 

 

Come riconoscere un tarlo

 

I tarli sono degli insetti e sono costituiti da uno scheletro esterno – chiamato esoscheletro – che funge da armatura per il loro corpo molle. 

Il corpo è suddiviso in tre parti: la testa, il torace e l’addome. Sulla testa sono presenti le antenne che sono dei veri e propri organi sensoriali. Il torace, oltre a portare un doppio paio di ali, è costituito da tre paia di zampe. L’addome, invece, è la sede dell’apparato riproduttore.

 

I Coleotteri che mangiano il legno sono accumunati da alcune caratteristiche:

  • un esoscheletro spesso e duro;
  • delle ali più esterne rigide, chiamate elitre, che hanno lo scopo di proteggere il secondo paio di ali sottostante, idonee per il volo. Le ali funzionali sono visibili solo quando i tarli volano.

 

 

Tarlo adulto - Anobium punctatum

 

 

 

Le dimensioni di questi insetti del legno variano a seconda della specie:

 

  • 2-9 mm per i Coleotteri Anobidi;
  • 12-25 mm per i Coleotteri Cerambicidi;
  • 3-5 mm per i Coleotteri Lictidi.

 

Purtroppo non è facile vedere un insetto adulto e ancora più difficile è osservare una larva di tarlo, poiché essa vive all’interno del legno. Se proseguirai nella lettura di questo articolo scoprirai come si fa a capire se il legno è infestato da questo tipo di insetti. Ora vediamo insieme qual è il ciclo biologico di un tarlo.

 

 

 

Tarlo: come nasce, come si forma e quanto vive

 

Finora abbiamo visto cosa sono i tarli e come sono fatti, ma ancora non sappiamo come si formano.

 

I Coleotteri si riproducono per mezzo di uova dalle quali, dopo un certo periodo d’incubazione, si schiudono le larve. Esse, una volta arrivate a maturità, si trasformano in pupe: in questo stadio le larve subiscono profondi mutamenti, che porteranno la pupa a trasformarsi in insetto adulto. Si parla di una vera e propria metamorfosi.

 

Possiamo definire il ciclo vitale come il tempo che intercorre dalla deposizione delle uova alla formazione dell’insetto adulto. Vediamolo più in dettaglio.

 


Il ciclo vitale dei tarli

 

La femmina di Coleottero depone le uova generalmente nelle fessurazioni del legno, nei vecchi fori di sfarfallamento, su superfici rugose o direttamente nei vasi legnosi. A seconda della specie l’uovo può avere dimensioni che variano tra 0,5 e 2 mm. Dopo un periodo d’incubazione di una o più settimane, dalle uova si schiudono le larve.

 

La larva ha l’aspetto di un vermicello biancastro ed è cirtosomatica, cioè ha un corpo tozzo e ricurvo, con delle zampe poco sviluppate. Per crescere le larve scavano delle gallerie nel legno, nutrendosi di sostanze quali cellulosa ed emicellulose - che compongono la parete cellulare delle cellule vegetali – e di sostanze contenute nei tessuti di riserva del legno, quali amido, zuccheri semplici, vitamine, sali minerali e sostanze proteiche. Quando mangiano, le larve di tarlo depositano quello che viene definito rosume, cioè un residuo costituito da fibre di legno ed escrementi.

  

Larva di tarlo

 

Il periodo larvale dura uno o più anni, a seconda della specie. La velocità di crescita di una larva dipende da vari fattori:

 

  • la temperatura ambientale;
  • il valore nutrizionale del legno;
  • il livello di umidità del legno.

 

Una larva giunta a maturità presenta delle dimensioni che possono variare da 5-6 mm fino a 22-25 mm, a seconda della specie. Tutti i tarli possono fare dei danni ma i Cerambicidi sono quelli più pericolosi, poiché le larve possono creare gallerie larghe anche un centimetro.
La larva, terminata la sua attività, si ritaglia vicino alla superficie del legno uno spazio definito cella pupale: sarà il luogo dove si trasformerà in pupa.

 

Durante lo stadio di pupa l’insetto subisce importanti cambiamenti sia nella forma che nella struttura. Questa è una fase non operativa, in cui la pupa è quiescente e non si nutre. Essa si circonda di un sottile rivestimento (tegumento) e diventa simile al tarlo adulto: da una colorazione inziale giallognola si scurisce con il passare del tempo. Lo stadio dura alcune settimane, al termine delle quali il tegumento si apre e ne fuoriesce l’insetto adulto, chiamato anche insetto perfetto.

 

Il tarlo adulto non esce subito dal legno: rimane al suo interno per alcuni giorni, il tempo necessario perché i tegumenti si induriscano. Una volta pronto, il Coleottero realizza un foro sulla superficie del legno per uscire all’esterno e sfarfallare. Si forma così quello che viene chiamato foro di sfarfallamento, che può avere forma e dimensioni variabili in base alla specie.

 

Il tarlo adulto ha vita breve, poiché la sua unica funzione è quella di riprodursi. Una volta uscito esso non si nutre più e vive solo alcune settimane: il tempo necessario affinché il maschio fecondi la femmina.
Abbiamo visto in precedenza che i tarli del legno volano e questo permette loro di accoppiarsi e di depositare le uova anche distanti dal luogo dove hanno sfarfallato.
Con la deposizione delle uova fertili e la loro conseguente schiusa si darà vita ad una nuova generazione di tarli, che seguirà il ciclo biologico appena descritto.

 

 

Ciclo di vita di un tarlo

 

 

 

Quanto vive un tarlo?

 

La durata di un ciclo vitale completo varia da specie a specie. Vediamo insieme le tre principali famiglie di tarli:

 

  • il ciclo di un tarlo Anobide dura generalmente da 1 a 3 anni a seconda della specie, con eccezione dello Xestobium rufovillosum il cui ciclo può durare fino a 10 anni;
  • per un tarlo Cerambicide il ciclo biologico può andare da 1 a 10-11 anni e toccare persino picchi di 17 anni nel caso dell’Hylotrupes bajulus;
  • per il tarlo Lictide la durata del ciclo vitale è di circa un anno, ma in caso di condizioni ambientali molto favorevoli – quali possono essere, ad esempio, gli ambienti riscaldati – nell’arco di un anno possono originarsi e svilupparsi anche due o tre generazioni di insetti.

 

 

 

Fattori di sviluppo e diffusione dei tarli

 

Abbiamo appena visto il ciclo biologico di un tarlo e quindi ora sai come esso si sviluppa. Adesso probabilmente starai pensando “sì, ma come ci è arrivato a casa mia?”.

 

Purtroppo non c’è una risposta precisa a questa domanda, poiché ogni situazione è differente.
Per esempio poteva essere già in atto la colonizzazione nel momento in cui è stato posato il parquet o il battiscopa oppure il tetto in legno. Banalmente potrebbero esserti entrati in casa dei tarli quando qualcuno, per Natale, ti ha regalato un bellissimo cesto in vimini pieno di prodotti prelibati. Anche un mobile comprato in un mercatino dell’usato o in un negozio di antiquariato, se non correttamente trattato, potrebbe essere portatore di insetti xilofagi.


Insomma, le casistiche sono numerose e quando rilevi la presenza di tarli devi valutare attentamente quale può essere la fonte e quali manufatti possono essere stati attaccati, poiché ti ricordiamo che i tarli volano e si possono quindi spostare da un oggetto all’altro. Vedremo più avanti, sempre in quest’articolo, come capire se il legno è infestato.

 

Ora vediamo insieme nel dettaglio le condizioni di sviluppo e diffusione degli insetti che mangiano il legno.

 

Abbiamo detto che la velocità di sviluppo di un tarlo dipende da alcuni fattori:

  • il livello di umidità del legno;
  • il valore nutrizionale del legno;
  • la temperatura ambientale.

 

Per quanto riguarda l’umidità del legno, in quest’articolo prendiamo in considerazione solo gli insetti xilofagi che attaccano il legno stagionato, ovvero il legno che presenta un contenuto di umidità tra l’8 e il 15% circa.

 

La presenza di Coleotteri è strettamente legata alle specie legnose e la loro azione lignivora si protrae grazie al susseguirsi delle generazioni, finché le condizioni ambientali e la fonte di nutrimento rimangono a loro favorevoli.

 

 

Larva di tarlo nel legno

 

 

 

È bene ricordare che il legno ha una durabilità naturale, ovvero una propria capacità di resistere agli attacchi da parte di agenti biodeteriogeni (insetti xilofagi, funghi, ecc.). Questa caratteristica è variabile non solo da specie a specie ma anche tra legno maturo (durame) e legno più giovane (alburno) di una stessa specie.

 

La durabilità naturale è influenzata dalla presenza di sostanze che vengono chiamate “estrattivi”, le quali condizionano il danno che gli insetti xilofagi possono produrre. Va ricordato che le tipologie e le quantità contenute nel legno variano in base alle specie.
Mentre gli estrattivi del durame tannini, terpenoidi, polifenoli – risultano solitamente tossici per gli organismi xilofagi, gli estrattivi dell’alburno - amido, zuccheri e amminoacidi - sono invece necessari per il loro sviluppo. I Lictidi, ad esempio, si nutrono soprattutto di amido e la quantità necessaria alla loro crescita deve essere superiore all’1,5%. Se l’amido diminuisce o si degrada, il legno non risulta più appetibile per le larve di Lictide. Lo stesso discorso vale per il degrado degli amminoacidi, utili per lo sviluppo del Capricorno delle case (Hylotrupes bajulus).

 

La temperatura è un altro elemento molto importante, perché condiziona lo sviluppo delle varie specie di tarli e la rapidità con cui procede il degrado. Ogni organismo, infatti, ha:

 

  • una temperatura minima di accrescimento al di sotto della quale esso non si sviluppa;
  • una temperatura ottimale alla quale la sua attività è massima;
  • una temperatura massima al di sopra della quale l’organismo muore.

 

I tarli sono in grado di sopravvivere a lungo in uno stato di quiescenza quando la temperatura è al di sotto di quella minima, mentre muoiono in tempi piuttosto brevi quando la temperatura supera quella massima. I trattamenti antitarlo a microonde e ad aria calda si basano proprio su questo principio.

 

Ecco un'esempio di temperature di sviluppo di alcuni insetti xilofagi:

 

  • Anobium punctatum

Temperatura minima: 13-14 °C
Temperatura ottimale: 22-23 °C
Temperatura massima: 30 °C

 

  • Hylotrupes bajulus

Temperatura minima: 10 °C
Temperatura ottimale: 28-30 °C
Temperatura massima: 38 °C

 

Vediamo insieme alcune differenze per capire meglio quanto la temperatura può influenzare lo sviluppo di un tarlo del legno.

Le uova di Anobium punctatum (“Tarlo dei mobili”) impiegano 59 giorni per schiudersi se la temperatura ambientale è di 15 °C, mentre bastano 15 giorni se la temperatura è di 28 °C. Alle uova di Hylotrupes bajulus (“Capricorno delle case”) servono, invece, 48 giorni per dischiudersi se si trovano a 16 °C, mentre alla temperatura ottimale di 31 °C impiegano meno di una settimana.
Nella tabella qui sotto puoi vedere più in dettaglio i tempi di schiusa delle uova di alcuni tra i Coleotteri xilofagi più diffusi.

 

Tempi di schiusa delle uova di tarlo


 Tempi di schiusa delle uova in relazione alla temperatura d’ambiente di Anobium punctatum (“Tarlo dei mobili”), Hylotrupes bajulus (“Capricorno delle case”) e Xestobium rufovillosum (“Orologio della morte”)

 

In condizioni ottimali il tarlo cresce e una volta adulto compie la sua missione finale: riprodursi.
Gli insetti che sfarfallano sono sessualmente maturi: le femmine di Anobide, per esempio, rilasciano solitamente un feromone per attirare l’attenzione dei maschi presenti nelle vicinanze.
Un caso particolare è rappresentato dallo Xestobium rufovillosum: il suo tipico richiamo sessuale ha fatto sì che gli venisse attribuito il nome comune di “Orologio della morte”, poiché sia le femmine che i maschi sfregano la fronte sulle pareti delle gallerie quando devono comunicare che sono sessualmente pronti. In questo modo producono un rumore a intervalli cadenzati, simile al ticchettio di un orologio.

 

Una volta avvenuta la fecondazione la femmina depone le uova, che, a seconda della specie, possono andare da un numero di 20 ad oltre un centinaio. Questo è il motivo per cui si parla di una vera e propria colonizzazione. Una volta assicurata la continuità della specie, il tarlo muore.

 

 

Fecondazione tarli Ptilinus pectinicornis

 

 

 

 

Cosa mangia di preciso il tarlo?

 

La risposta più semplice sarebbe “il legno”. Andando un po’ più nel dettaglio, possiamo dire che non tutte le specie legnose e non tutte le parti di una singola specie legnosa sono gradite ai tarli.
Le larve, come abbiamo spiegato in precedenza, si nutrono di cellulosa ed emicellulose - sostanze contenute nelle pareti cellulari del legno - e di amido, zuccheri, sali minerali e sostanze proteiche – presenti nei tessuti di riserva di cui è ricco l’alburno, la parte più giovane del legno.

 

Proprio grazie alla sua composizione, l’alburno è maggiormente soggetto al degrado dei parassiti del legno, che possono, però, trarre nutrimento anche dal durame, soprattutto se questo è stato precedentemente attaccato da funghi: degradando la cellulosa e la lignina, essi consentono lo sviluppo degli insetti.
Bisogna anche ricordare che esistono delle specie legnose definite “a durame indifferenziato”: in esse il durame ha la stessa durabilità dell’alburno.

 

Ci sono tarli che hanno un’alimentazione molto selettiva, come nel caso dei Lictidi, le cui larve si nutrono principalmente di amido.
Altri attaccano soprattutto il legno appena abbattuto e la presenza di corteccia ne favorisce l’insediamento: ne sono un esempio i Cerambicidi.

 

 

Pavimento tarlato

 

 

A seconda, quindi, della tipologia di legname e dell’ambiente in cui viene situato il materiale, i tarli possono attaccare i mobili (sia antichi che nuovi), il parquet, le travi del tetto e tutti quegli oggetti in legno che possono fungere per loro da nutrimento.
All’Anobium punctatum è stato attribuito il nome comune di “Tarlo dei mobili”: questo ci fornisce già un’indicazione su quale oggetto esso predilige, anche se è bene ricordare che possiamo trovarlo in tanti altri manufatti differenti.
Nella tabella sottostante trovi un’indicazione dei legnami e degli oggetti attaccati dai Coleotteri xilofagi più diffusi.

 

 Legni e oggetti attaccati dai tarli


Tipologie di legname e oggetti attaccati dalle specie di tarli più comuni (da “Gli intrusi” di L. S
üss) 

 

 

 

Come capire se il legno è infestato da tarli

 

Partiamo da un concetto molto importante: gli insetti non sono sempre vivi quando si constata un degrado nel legno, poiché possono essere stati uccisi da un trattamento antitarlo fatto in precedenza oppure essere morti a causa di un diminuito valore nutrizionale del legno.

 

In alcuni casi si possono notare tracce di danni provocati da insetti che hanno infestato il legno prima della sua messa in opera e che possono completare il loro ciclo vitale nel legno in opera. Questi insetti xilofagi non sono, però, in grado di reinfestarlo. Ne citiamo alcuni tra i più diffusi in Italia:

 

  • Xyloterus lineatus e Xyleborus dispar (famiglia degli Scolitidi)
  • Platypus cilindricus (famiglia dei Platipotidi)
  • Plagionotus arcuatus, Phymatodes testaceus, Callidium violaceum (famiglia dei Cerambicidi)
  • Urocerus gigas (famiglia dei Siricidi, appartenente all’Ordine degli Imenotteri)

 

Fatta questa premessa, esistono diversi indizi che possono farci capire se c’è un’infestazione in atto:

 

1. presenza di rosume;

2. presenza di nuovi fori nel legno;

3. rumore proveniente dal legno;

4. presenza di insetti nell’ambiente.

 

Partiamo dal rosume, che abbiamo detto essere un residuo costituito da fibre di legno ed escrementi. In sostanza, esso è composto da ciò che la larva non assimila durante il suo pasto e di conseguenza espelle.

 

I Cerambicidi e i Lictidi solitamente depositano il rosume nelle gallerie che, pertanto, si presentano piene. La maggior parte degli Anobidi, invece, spinge i residui verso l’esterno e in questo caso le gallerie si presentano vuote.
L’abitudine di mantenere le gallerie sgombre, più tipica dei Coleotteri Anobidi, è un’utilissima spia che ci permette di capire se c’è un’infestazione in atto: il rosume che esce dai fori di sfarfallamento generalmente si deposita sulle superfici sottostanti formando dei piccoli cumuli dall’aspetto farinoso, di colore chiaro.
Nel caso in cui il rosume rimanga all’interno delle gallerie diventa, invece, difficile capire se il nostro legno sia stato attaccato da insetti xilofagi.

 

 

Mobile con rosume

 

 

 

Bisogna stare attenti a non confondere il rosume fresco con quello di vecchia data: il primo risulta chiaro, mentre il secondo risulta più scuro, dovuto all’ossidazione dei residui legnosi. Perché è importante notare questa differenza? Il rosume chiaro è attribuibile ad un attacco in atto e può essere legato sia ad un insetto adulto che è uscito di recente dal legno sia all’attività delle larve che fanno fuoriuscire la polvere attraverso vecchi fori di sfarfallamento.
Il rosume scuro è legato solitamente a sollecitazioni di tipo meccanico dell’oggetto ligneo: se in passato il materiale è stato attaccato dai tarli ma i fori non sono stati puliti perfettamente e non sono stati chiusi, allora ci si deve aspettare la probabile fuoriuscita di polvere anche in tempi successivi.

 

Non sempre, quindi, la presenza di rosume può indicare un attacco in atto.
Se hai già fatto un trattamento antitarlo e successivamente trovi del rosume, non significa necessariamente che il trattamento sia stato inefficace, proprio per il motivo che ti abbiamo spiegato poco fa.

 

Il ragionamento fatto poc’anzi per le due tipologie di rosume si può applicare anche ai buchi di tarlo: in presenza di fori chiari con un bordo netto si può supporre un attacco attivo, mentre se i fori sono scuri vuol dire che l’insetto ha sfarfallato molto tempo fa.
Dunque, la presenza di fori di sfarfallamento su un manufatto indica che esso ha subito un attacco, ma non necessariamente che questo sia ancora in atto.

 

La quantità di buchi presenti nel legno può indicare il grado d’intensità della colonizzazione ma questo ragionamento non vale per tutti gli insetti xilofagi. Alcuni, come ad esempio il “Capricorno delle case”, hanno un ciclo vitale molto lungo: la larva scava una fitta rete di gallerie prima che il tarlo adulto sfarfalli – e quindi prima che tu possa notare il buco. Altri tarli si possono riprodurre anche all’interno del legno, evitando pertanto di fuoriuscire all’esterno e creare fori di sfarfallamento.

 

Ora passiamo al terzo indizio che potrebbe permetterti di valutare un attacco in atto e partiamo da una domanda: i tarli fanno rumore? Sappi che in molti casi è difficilissimo, se non impossibile, sentire la presenza di questi parassiti del legno.

 

A volte è possibile avvertire il rumore delle larve dei Cerambicidi quando esse sono più vicine alla superficie del legno e c’è silenzio nell’ambiente; la maggior parte delle volte, però, esse si trovano più in profondità e, tenendo conto che l’infestazione generalmente si manifesta nelle travi dei sottotetti, la distanza dal nostro orecchio ci impedisce di udirli e localizzarli.

 

Un altro caso in cui è possibile udire la presenza di questi insetti è nel caso di attacco da parte di Xestobium rufovilossum (“Orologio della morte”), il quale emette un suono cadenzato durante il periodo della maturità sessuale, come ti abbiamo già descritto in precedenza.

 

L’ultimo indizio utile per capire se c’è un attacco in atto è notare la presenza di insetti del legno nell’ambiente (casa, ufficio, ecc.). Nella maggior parte dei casi i tarli sfarfallano in primavera-estate, ma siccome vivono per un periodo di tempo molto limitato non è molto facile notarli in giro. Ti possono essere d’aiuto delle trappole adesive da applicare a fonti di luce: durante il periodo di sfarfallamento questi animali del legno si dirigono verso la luce e possono essere in questo modo catturati.

 

 

 

Il tarlo è pericoloso per l’uomo?

 

Possiamo dire con certezza che il tarlo non è pericoloso per l’uomo. Esistono, però, dei parassiti dei tarli che possono attaccare anche l’uomo. Ecco il vero pericolo legato al tarlo!

Vediamo insieme quelli più comuni:

  • Scleroderma domesticum
  • Scleroderma brevicorne
  • Pyemotes ventricosus
  • Pyemotes herfsi

Scleroderma domesticum

Scleroderma domesticum (da "Gli intrusi" di L. Süss) 

 

 

Lo Scleroderma domesticum e lo Scleroderma brevicorne sono degli Imenotteri simili a piccole formiche che si nutrono delle larve di tarlo. Attaccano Anobidi, Cerambici e Lictidi, prediligendo l’Anobium punctatum e l’Hylotrupes bajulus.
Le femmine di questi parassiti sono dotate di un aculeo collegato ad una ghiandola velenifera che permette loro di paralizzare le larve xilofaghe allo scopo di depositarvi sopra le uova. A volte questi insetti appartenenti alla famiglia dei Betilidi possono pungere le persone in modo particolarmente doloroso: si possono manifestare reazioni allergiche senza riuscire ad accertarne le cause in tempi rapidi, poiché gli Scleroderma hanno piccole dimensioni e si muovono rapidamente.

 

Talvolta le punture di Scleroderma possono essere confuse con quelle di Pyemotes ventricosus, un acaro predatore di larve di tarlo. I due organismi parassiti hanno abitudini simili e in alcuni casi possono essere presenti nello stesso ambiente. Le punture di Pyemotes ventricosus, noto anche come “Acaro dei tarli”, non sono percepite immediatamente: il prurito compare diverse ore dopo il contatto.
Il Pyemotes herfsi è stato rintracciato più raramente in Italia e non arriva quasi mai nelle abitazioni.

 

Come si elimina la presenza di questi fastidiosi parassiti? Eliminando i tarli si elimina la loro fonte di nutrimento e colonizzazione, dunque con una sola azione si eliminano due problemi.

 

 

  

Con quest’articolo abbiamo cercato di chiarirti le idee sul mondo dei tarli. Sapere quale tarlo ha attaccato il tuo legno ti permette di capire a quale danno sta andando incontro il tuo oggetto e quali siano le misuri migliori che puoi adottare sia per eliminare l’infestazione sia per prevenire ulteriori attacchi.

In un prossimo articolo vedremo più in dettaglio le varie specie di insetti xilofagi. Vuoi rimanere aggiornato sui nostri contenuti? Allora non devi fare altro che iscriverti alla newsletter!

 

 

Per approfondimenti:

 

Bibliografia:

  • Gli intrusi, L. Süss, Edizioni Agricole
  • Funghi e insetti nel legno, A. Gambetta, Nardini Editore
  • Gli insetti e i danni del legno, G. Liotta, Nardini Editore

 

 

 

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