Il Chimico deve pertanto proporre strategie che non producano sottoprodotti inquinanti o inutilizzabili, non sprechino atomi o molecole, evitino solventi organici o molecole ausiliarie, ovvero additivi (semplificando così i processi). Deve proporre nuovi formulati meno tossici degli attuali e parimenti efficaci e che, infine, utilizzino processi sicuri o materie prime rinnovabili.
Le scelte che il Chimico deve effettuare sono dipendenti pertanto dalle proprie competenze, nonché da una corretta analisi degli aspetti tecnico-scientifici, sociali e dalle implicazioni riguardanti l’utilizzo e la gestione di risorse non rinnovabili. Ciò significa che l’approccio non può essere di tipo emotivo come invece la gente comune, nella maggioranza dei casi, è portata ad avere. Sulla spinta di un tipo di naturalismo emotivo e sentimentale, oggi piuttosto diffuso, si ritiene erroneamente che qualunque sostanza, purché di derivazione naturale, non provochi effetti collaterali.
Sembra questa l’attuale e più diffusa strategia di salvaguardia ambientale: il ricorso spregiudicato ai composti naturali, a prescindere dalle quantità impiegate.
Va qui ricordato che i termini “naturale”, “biologico" e similari, non determinano e contraddistinguono automaticamente il prodotto ecocompatibile e sano, anche se composto da materie prime naturali (anche petrolio e arsenico sono prodotti di derivazione naturale!).
I composti naturali non sono immuni dalla regola generale secondo la quale ogni sostanza , anche la più innocua, se somministrata all’organismo o immessa nell’ambiente in quantità notevoli, può arrivare a produrre effetti indesiderati.
Molti solventi di sintesi, ad esempio, responsabili dell’immissione in grande misura dei VOC sono stati sostituiti da oli essenziali e solventi vegetali a base di terpeni, come il d-limonene e taluni terpeni d’arancio (anch'essi composti e/o miscele di composti organici volatili).
E’ stato appurato che, se da un lato questi idrocarburi insaturi (purché a bassissima concentrazione) producono effetti benefici, dall’altro (a più elevate concentrazioni, come solventi per vernici, pitture, ecc.) risultano irritanti per la pelle e le mucose; possono addirittura provocare la comparsa di manifestazioni allergiche ed essere altamente tossici per gli ambienti acquatici.
Non solo: è stato appurato altresì che in taluni casi, mancando l'avviso all'utilizzatore/consumatore del loro reale impatto, se ne omette anche l'indicazione in etichetta, dotando addirittura i formulati finali della fuorviante dicitura "VOC ZERO", mascherandone in questo modo l'impatto reale nell'ambiente lavorativo e quindi in atmosfera, senza produrre alcun dato scientifico al riguardo (SIC): perpetrando così un illecito sotto tutti gli aspetti!
La risoluzione dei problemi ambientali non può prescindere, in definitiva:
- da uno studio razionale ed efficiente di prodotti, processi e tecnologie nuovi o già esistenti;
- da una valutazione attenta di tutti gli impatti che essi possono generare sull’ecosistema, riducendoli al minimo;
- dalla certificazione scientifica (cioè secondo normative specifiche, valide e riconosciute a livello internazionale) che deve sempre accompagnare i prodotti immessi sul mercato;
- infine, da maggiori competenze e professionalità la cui mancanza, troppo spesso, viene colmata dalla subdola abilità di giocare sull’emotività delle popolazioni.
|