ita deu eng

+39 0521 379085

LUN-VEN 9-13 / 14.30-17.30

PRODOTTI INNOVATIVI PER IL RECUPERO, IL TRATTAMENTO E LA MANUTENZIONE DELLE SUPERFICI, NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE E DELLA SALUTE DELLA PERSONA

Teak: caratteristiche, utilizzo e manutenzione

Tutti i segreti di un materiale pregiato e dalle caratteristiche uniche

Teak per piscina

Il teak è un legno esotico molto pregiato e grazie alle sue particolari caratteristiche viene utilizzato in vari ambiti, come ad esempio quello navale.

Se vuoi conoscere tutte le caratteristiche di questo materiale e sapere come mantenerlo bello nel tempo, allora questo articolo fa al caso tuo. Buona lettura!

 

 

Caratteristiche del teak

 

Il teak (o teck) è un legno di latifoglia che cresce naturalmente nel territorio dell’Asia meridionale che va dall’India sino al Vietnam. Le migliori condizioni ecologiche per questa pianta si trovano in Myanmar (ex Birmania), dove il teak può raggiungere i 45-50 m di altezza. La pianta presenta fiori bianco-azzurri e frutti che assomigliano a susine.

Sempre rimanendo in Asia, è possibile trovare piantagioni di teak in Indonesia. Da parecchi decenni si sperimenta la coltivazione anche in varie zone tropicali e sub-tropicali dell’Africa e dell’America centrale e meridionale, ma il peso e la resistenza meccanica arrivano ad essere sino al 18% inferiori a quelle del legno asiatico che cresce naturalmente nelle foreste.

Il nome scientifico del teak è Tectona grandis (famiglia delle Verbenaceae). Questa specie arborea ha di solito un fusto diritto e regolare. L’alburno è giallo chiaro e il durame è bruno-dorato quando la pianta si trova allo stato fresco, mentre diventa bruno-rossiccio con venature che possono arrivare al nero quando è stagionato. Il legno presenta una durezza medio-bassa, un basso grado di ritiro e un’elevata stabilità, soprattutto quando è stagionato. Al tatto risulta “grasso” a causa di un componente oleo-resinoso che ne garantisce un’ottima durabilità, anche quando si trova in condizioni ambientali solitamente ostili al legno. Proprio grazie a questa sua caratteristica, quindi, il teak resiste bene all’umidità, alla salsedine, agli acidi e agli attacchi da parte di insetti e funghi.

L’aspetto negativo della presenza della resina oleosa è che l’incollaggio del legno non sempre riesce bene. Il legno di teak contiene anche una discreta quantità di silice che provoca una rapida usura degli strumenti utilizzati per la segagione.

Guglielmo Giordano nel suo libro “Tecnologia del legno” parla di una particolare tecnica che viene effettuata sulle piante di teak destinate all’abbattimento: l’anellatura o anellazione. Essa consiste nell’asportazione di un anello di corteccia dalla base del tronco. La pianta viene mantenuta in piedi per 2 o 3 anni e in questo modo perde gran parte della sua umidità, consentendo la successiva fluitazione dei tronchi segati che vengono trasportati dalla foresta ai porti di imbarco.

 

 

Come viene utilizzato il teak?

 

Il teak fu inizialmente utilizzato per le costruzioni navali, sia per il fasciame che per le pavimentazioni dei ponti. Considerate le particolari caratteristiche di questo legno, esso è stato in seguito utilizzato anche per infissi, arredi da giardino, mobili, pavimenti, bordi piscina e strutture esposte all’esterno.


Teak per barche



Il miglior teak da utilizzare per lavori strutturali o di falegnameria è quello birmano, mentre da un punto di vista estetico il teak migliore risulta essere quello indiano. L’impiego di questo legno è andato aumentando nel corso degli ultimi decenni ma la disponibilità, soprattutto del teak asiatico, sta diminuendo sempre di più e proprio per questo motivo il suo costo è ormai piuttosto elevato. Secondo uno studio condotto dalla FAO nel 2010, l’area delle foreste di teak naturale si è ridotta di 385.000 ettari (l’1,3%) tra il 1992 e il 2010.


A causa di campagne di disboscamento selvaggio, nel 1989 in Thailandia venne imposto il divieto di taglio delle foreste naturali e il teak thailandese (conosciuto a livello commerciale come “Teak Siam”) oggi non viene più esportato in tronchi e tavole, ma soltanto sotto forma di manufatti. Anche il “Teak Burma” (proveniente dal Myanmar) si sta esaurendo, nonostante la politica ambientale di questo stato sia stata differente da quella thailandese. La crescita naturale di questi alberi non va di pari passo con la richiesta commerciale: per poter ricavare dal teak il tavolame per l’industria navale la pianta deve crescere per circa 60-70 anni. Così, per rispondere alle crescenti richieste del mercato, negli ultimi anni è stato creato anche il teak artificiale.


Come abbiamo già detto, il teak viene coltivato anche in alcune zone africane e sudamericane, ma l’albero cresce generalmente più stretto, più basso e presenta un ridotto contenuto di resina oleosa: ciò comporta una minore impermeabilità, resistenza e durabilità del legno. La sua qualità si può, quindi, abbassare e in presenza di teak di seconda o terza scelta (che può contenere anche i nodi) diventa necessario valutare dei trattamenti protettivi. Attenzione a non confondere il teak coltivato in Africa con l’iroko, una pianta di origine africana che viene talvolta chiamata impropriamente “teak africano”!

 

 

Come trattare il teak

 

Abbiamo detto che il teak presenta elevata stabilità e durabilità, ma - come tutti i legni - non è eterno ed è soggetto all’invecchiamento e all’usura, soprattutto se questo materiale viene utilizzato in luoghi esposti a forte stress ambientale, come ad esempio quelli marittimi.

 

Teak invecchiato



Il teak ha una durezza medio-bassa: ciò comporta che esso sia soggetto a graffi, ammaccature e incisioni che possono essere provocati per esempio dai tacchi delle scarpe, dalle unghie dei nostri amici animali, da cadute di oggetti o da sassolini incastrati nella suola delle calzature. Questo legno può anche sporcarsi sia a causa dello smog sia a causa di cadute involontarie di bevande, cibi o creme solari, che generano antiestetiche macchie. Per questo motivo spesso si decide di proteggerlo con trattamenti idrorepellenti e/o antimacchia.


Si può scegliere di verniciare il teak oppure di utilizzare oli che lo proteggano, mantenendone la sua naturalità, come ad esempio Lignum Nature. È sempre bene attenersi alle indicazioni di utilizzo presenti sulle etichette dei prodotti, ma per quanto riguarda gli oli l’indicazione generale che possiamo fornire è di non darne mai in abbondanza e di rimuovere sempre gli eccessi per evitare sensazioni appiccicose al tatto.


Teak trattato con Lignum Nature
Teak trattato con Lignum Nature

 

 

 

Manutenzione del teak: come pulirlo e ravvivarlo

 

Nonostante le ottime caratteristiche, anche il teak con il passare del tempo si sporca, si consuma e tende all’ingrigimento. Fare una manutenzione programmata significa quindi allungare la vita di questo particolare materiale. I danni maggiori possono essere causati dagli agenti atmosferici e da un utilizzo improprio di prodotti chimici e strumenti di pulizia.


Generalmente è bene pulire il teak con acqua e una spugna o uno straccio per rimuovere lo sporco incoerente. Se si effettua una pulizia straordinaria, per rimuovere lo sporco più profondo si può usare un detergente neutro e uno straccio o una spazzola con setole morbide. L’uso di spazzole a setole dure è sconsigliato poiché facilita la rimozione di fibre dalla superficie e a lungo andare si creano dei piccoli solchi nel legno. In ogni caso è sempre bene pulire sfregando in maniera perpendicolare rispetto all’andamento delle venature per evitare la sfibratura. Nel caso in cui si sia formata della muffa sulla superficie, è consigliabile utilizzare un prodotto a base di ipoclorito di sodio, come Lignum Biosel.


Se ti sembra che il legno si stia seccando troppo o si stia “spegnendo” allora è giunto il momento di ravvivarlo. Se il teak non è mai stato trattato oppure è stato trattato con un olio, di solito basta passare una mano di prodotto per vederlo rigenerato, come ti mostriamo in questo video.

 

Come rigenerare il teak ingrigito



Se il teak si presenta molto ingrigito, prima di procedere con un trattamento impregnante o verniciante è bene fare una pulizia profonda con detergenti specifici, che abbiano la caratteristica di rinnovare il legno e rimuovere il grigiore, come Lignum Vivo.

 


Hai ancora qualche dubbio su come trattare il teak? Non esitare a scriverci!

 

 

Per approfondimenti:

 

 

Bibliografia:

  • Dizionario dei materiali e dei prodotti, AA.VV., UTET
  • Tecnologia del legno, G. Giordano, UTET

 

 

 

Hai trovato questo articolo interessante? Condividilo sui social!


Cerca nel blog

Sezioni Convegni e seminari Approfondimenti News Prodotti